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Premio Alessandro Tassoni
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: La Giuria popolare ha scelto, per la poesia, Michele Mari - Tutti i vincitori per la cerimonia a novembre

Comunicato n.5/2007
Modena, 14 settembre 2007

È Michele Mari, professore di letteratura italiana all’Università di Milano, il vincitore della sezione dedicata alla poesia, del Premio Alessandro Tassoni per l’edizione 2007. Al suo esordio poetico, Mari ha conquistato con la raccolta Cento poesie d’amore a Ladyhawke, edito da Einaudi, sia la Giuria tradizionale, composta da Gianni Cascone (scrittore), Nadia Cavalera (Presidente), Mario Lugli (vice sindaco di Modena), Francesco Muzzioli (docente universitario) e Mario Lunetta (scrittore, premiato nel 2006, per la Sezione B, alla carriera), che la Giuria popolare, vera e propria novità di quest’anno. Per la poesia erano, infatti, stati prescelti tre superfinalisti (Antonella Anedda con Dal balcone del corpo, Ferruccio Brugnaro, con Verranno i giorni e Michele Mari, Cento poesie d’amore a Ladyhawke) ed è stata proprio la Giuria popolare, creata appositamente e composta da 15 persone tra liberi professionisti, studenti, docenti, impiegati, pensionati, a scegliere il vincitore.
Cento poesie d’amore a Ladyhawke di Michele Mari è una variazione ironica e raffinata sul tema dell’amore, sviluppato in una dimensione vagamente autobiografica che vuol essere soprattutto esemplare nella forte conflittualità di fondo.
Sono stati 11 su 15 i voti della giuria popolare a favore di Michele Mari. Cento poesie d’amore a Ladyhawke ha colpito, stando alla dichiarazione di una giovane componente neolaureata, perché “a tratti divertente, citazionista con riferimenti cinematografici e per nulla stucchevole pur parlando d’amore”. Inoltre “per i molteplici piani di lettura, tra cui uno immediato e di facile fruizione”.
Il Premio Alessandro Tassoni è nato tre anni fa e viene portato avanti dall’Associazione Culturale Le Avanguardie e dalla rivista Bollettario, in collaborazione con il Comune di Modena e la Biblioteca Estense Universitaria, con il patrocinio della Provincia di Modena, della Regione Emilia Romagna e dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia-Facoltà di Lettere e Filosofia. Gode inoltre di un contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e dello sponsor della casa editrice Franco Cosimo Panini e del Caffè Concerto.
Gli altri vincitori della sezione A del Premio Tassoni sono Anna D’Elia, per la narrativa, con Per non voltare pagina, Meltemi, Roma 2006; Cristina Comencini, per il teatro, con Due partite, Feltrinelli, Milano 2006. Khaled Fouad Allam, per la saggistica, con La solitudine dell’Occidente, Rizzoli, Milano 2006.
A Franca Rame va il premio honoris causa, riconoscimento alla carriera.
Il Premio ha registrato quest’anno un vero boom nella partecipazione. Ben 127 i libri inviati entro il 31 marzo, con una netta prevalenza per la narrativa. “La grande partecipazione ci ha veramente sorpreso e, in qualche modo, imbarazzato nell’impegno di portare a termine la selezione nel miglior modo possibile - ha dichiarato Nadia Cavalera, presidente dell’Associazione Culturale Le Avanguardie, ideatrice e organizzatrice del Premio - Crediamo però di aver fatto, alla fine, le scelte più idonee, rispettose dei criteri che ci siamo imposti. Alla ricerca di una letteratura che sia strumento di crescita culturale, ma anche democratica e civile. E questo in una vita che, come i testi dimostrano, è frizione di opposti da superare nella riflessione, nel dialogo costante”.
La cerimonia di premiazione si terrà sabato 10 novembre 2007 alle ore 20.30 presso il Palazzo dei Musei (Sala Ex Oratorio) in Largo Sant’Agostino a Modena.

NOTE BIO-BIBLIOGRAFIE DEGLI AUTORI - DESCRIZIONE DEI LIBRI - GIURIA POPOLARE

SEZIONE B - honoris causa

Franca_Rame.jpgFranca Rame nasce nel 1929, a Villastanza (Milano), da una famiglia con antiche tradizioni teatrali, risalenti al 1600, e inizia giovanissima come attrice teatrale, esordendo proprio nella compagnia di provincia diretta dal padre. Dopo qualche esperienza, si dedica al teatro da camera. Qui, la sua recitazione brillante e vivace, ricca di humour e sostenuta da una notevole scioltezza e disinvoltura gestuale, le procura un immediato successo di pubblico e critica. La sua attività nel cinema, iniziata dapprima con l’interpretazione di qualche parte secondaria, viene poi coronata anch’essa da successo dopo il ruolo da lei brillantemente sostenuto ne Lo svitato (1956, Carlo Lizzani); da allora appare in diversi film comico-brillanti, nelle vesti di donna dalla bellezza vistosa, affascinante ed eccentrica, talora simpaticamente “svanita” e imprevedibile. Tuttavia, l’attività cinematografica di Franca Rame è rimasta marginale, rispetto a quella assai più significativa, in teatro e in televisione. È sposata con l’attore premio Nobel Dario Fo, con il quale ha scritto e interpretato molte opere. Inoltre ha curato, per la pubblicazione, tutta la sua produzione teatrale ed artistica. Ha debuttato nel mondo dello spettacolo nella stagione 1950-51 nella compagnia primaria di prosa di Tino Scotti per lo spettacolo “Ghe pensi mi” di Marcello Marchesi, in scena al Teatro Olimpia di Milano. Nel 1958, insieme al marito, fonda la Compagnia Dario Fo-Franca Rame (il marito è il regista ed il drammaturgo del gruppo, la Rame la prima attrice e l’amministratrice) che, negli anni seguenti, ottiene grandissimo successo commerciale nel circuito dei teatri cittadini istituzionali. Nel 1968, sempre al fianco di Dario Fo, abbraccia l’utopia sessantottina e fonda il collettivo Nuova Scena dal quale, dopo aver assunto la direzione di uno dei tre gruppi in cui era diviso per rispondere alla domanda del pubblico, si separa per divergenze politico-ideologiche assieme al marito: ciò porta alla nascita di un altro gruppo di lavoro, detto La Comune con cui interpreta spettacoli di satira e di controinformazione politica anche molto feroci. Si ricordano almeno Morte accidentale di un anarchico e Non si paga! Non si paga. A partire dalla fine degli anni anni ‘70, la Rame partecipa al movimento femminista: inizia a interpretare testi di propria composizione come Tutta casa, letto e chiesa, Grasso è bello!, La madre. Nel marzo del 1973, Franca Rame viene rapita da esponenti della estrema destra e subisce violenza fisica e sessuale, ricordata a distanza di tempo nel lavoro Lo stupro, del 1981. Le rappresentazioni teatrali della Rame e di Fo vengono da anni messe in scena in tutte le parti del mondo dall’Argentina al Bangladesh, dagli Stati Uniti a Singapore. Nelle elezioni politiche del 2006 Franca Rame si candida capolista al Senato in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Umbria tra le file dell’Italia dei Valori. Viene eletta senatrice in Piemonte.

SEZIONE A

POESIA

Michele_Mari.jpgMichele Mari è nato a Milano il 1955. Insegna letteratura Italiana all’Università di Milano. Filologo e lettore di fantascienza e di fumetti. Nei suoi racconti ricorre spesso il tema dell’infanzia, o della prima giovinezza, come momento da conservare avidamente. Nemico del mutamento, che è una forma di morte, argomenta che le cose permangono solo quando le perdi: come i vecchi giocattoli che, se nessuno viene a rubarteli, perderai per sempre: per ignavia, per distrazione. Altrettanto nemico dell’enfasi, prono anzi ad adottare un tono aulico e gelido, e tanto più freddo quanto più l’emozione si fa cocente.Tra i suoi libri: Di bestia in bestia (Longanesi, 1989); Io venìa pien d’angoscia a rimirarti (Longanesi, 1990 e Marsilio, 1998); La stiva e l’abisso (Bompiani, 1992); Euridice aveva un cane (Bompiani, 1993 ed «Einaudi Tascabili», 2004); Filologia dell’anfibio (Bompiani, 1995); Tu, sanguinosa infanzia (Mondadori, 1997); Rondini sul filo (Mondadori, 1999); I sepolcri illustrati (Portofranco, 2000); Tutto il ferro della torre Eiffel (Einaudi, 2002).

LibroMari_1.jpgMichele Mari, Cento poesie d’amore a LadyHawke,Einaudi, Milano 2007
Esordio poetico di uno dei migliori scrittori italiani in circolazione, questo libro è un concentrato di contraddizioni. Colto e citazionistico, ma immediato alla lettura, autobiografico e «vero» nei contenuti. Romantico e sentimentale nella tonalità di fondo, ma attraversato da un’ironia che si incastona negli snodi strutturali del libro, oltre che nelle sue pieghe più visibili. Testimonianza di un’ossessione privata, ma anche lucida analisi dei mostri che possono dominare la mente dell’uomo.
(www.einaudi.it)

NARRATIVA

Anna_D_Elia.jpgAnna D’Elia insegna Pedagogia dell’Arte all’Accademia di Belle Arti di Bari e Pedagogia Interculturale all’Università di Foggia. Pubblicista, narratrice e critica d’arte, ha pubblicato, tra l’altro: A scuola di città (a cura, 2000), Diario del Corpo (2002), Grafie del sé, Sguardo e raffigurazione (a cura, 2002). Per Meltemi ha pubblicato anche Fotografia come terapia (1999), Nello specchio dell’arte (2004), e il saggio La terza dimensione dello sguardo nel volume Transcodificazioni (2005) a cura di Paola Zaccaria.

LibroDElia.jpgAnna D’Elia , Per non voltare pagina Raccontare l’orrore, Meltemi, Roma 2006
All’orrore e al dolore si può e si deve rispondere, tenendo viva l’immaginazione e acquisendo un diverso sentire e nuove modalità di relazione con il mondo e con gli altri, tali da opporsi al senso comune, alla banalizzazione e alla passività crescenti. Alcuni eventi proposti dalla cronaca quotidiana vengono ripensati in queste pagine a partire dalle “risposte” di Francis Goya, Kate Kollwitz, Frida Kahlo, Vincent Van Gogh, Hanna Höch, Francis Bacon, Egon Schiele, Nan Goldin, Marina Abramovic, artisti che hanno trasformato in opere la sofferenza, aprendo a un diverso pensiero sui lati oscuri del mondo. L’arte come risposta all’orrore? Sì, ma a condizione che si ponga al servizio della vita come, dopo l’11 settembre, hanno dimostrato le numerose testimonianze di registi, scrittori, artisti che ci hanno aiutato ad elaborare e affrontare la paura. L’obiettivo è educare i sentimenti, combattere l’indifferenza, contrastare il senso di impotenza ed estraneità che spinge a voler dimenticare. E il metodo consiste nel rivedere stereotipi e strategie mediatiche che costruiscono le figure del diverso e del mostro o dell’eroe e del vincente; ripensare le narrazioni attraverso cui passano i modelli della bellezza e della bruttezza; evidenziare nuove configurazioni che possano restituire un’immagine più sfaccettata dell’umanità, nel rispetto di quanto è vulnerabile e caduco. Al centro delle vicende raccontate ci sono figli e genitori, allievi e insegnanti, che si muovono lungo una deriva per rivedere l’amore a partire dall’odio e il bene a partire dal male, in un intreccio continuo tra biografia e storia, fiction e realtà.
(www.meltemieditore.it)

TEATRO

cristina_comencini.jpgCristina Comencini, nata a Roma nel 1956, è regista e sceneggiatrice. Figlia del noto Luigi Comencini, ha collaborato a lungo con il padre come sceneggiatrice: in questa veste firma i televisivi “Il matrimonio di Caterina” (1982), “Cuore” (1984) e “La storia” (1986) ed il lungometraggio cinematografico “Buon Natale, Buon Anno” (1989). Dopo la laurea in Economia e Commercio, esordisce alla regia nel 1988 con “Zoo”, cui seguono “I divertimenti della vita privata” (1990), “La fine è nota” (1992, dal romanzo di Geoffrey Holliday Hall), “Matrimoni” (1998). Nel 1995 ha firmato la trasposizione cinematografica del best-seller di Susanna Tamaro “Va’ dove ti porta il cuore”. Dopo “Liberate i pesci” (2000) e “Il più bel giorno della mia vita” (2001) ha portato sullo schermo con successo il suo romanzo “La bestia nel cuore” nel 2005. La Comencini è anche una apprezzata scrittrice di romanzi. Fra gli altri sono da ricordare “Pagine strappate” (1991), “Passione di famiglia” (1994), “Il cappotto del turco” (1997) e “Matrioska” (2002)

LibroComencini.jpgCristina Comencini, Due partite, Feltrinelli, Milano 2006
Due partite è una conversation pièce, un testo che si legge come una sequenza di confidenze, un meraviglioso apologo sull’anima femminile. Anni sessanta, quattro donne giocano a carte in una casa. Ogni giovedì, da molti anni, si riuniscono per fare una partita, chiacchierare, passare il pomeriggio. Portano con sé le loro bambine che giocano nella stanza accanto. Nessuna di loro lavora, fanno le madri, le mogli, si conoscono da molto tempo. Una di loro è incinta del primo bambino. Durante il primo atto della commedia vediamo intrecciarsi le loro storie tra comicità ed emozioni, il tutto scandito dai primi dolori della partoriente: il tema più forte è quello della maternità, dei vari modi d’intenderla. E la fine del primo si chiude con una nascita: il palcoscenico deserto, le carte abbandonate sul tavolo verde, le voci trafelate delle donne fuoriscena.
Secondo atto oggi, quattro donne s’incontrano in un’altra casa, sono vestite di scuro. Si sono riunite dopo il funerale di una delle loro madri che si è suicidata. Capiamo che sono quelle bambine che nel primo atto giocavano nella stanza accanto. A poco a poco le colleghiamo una dopo l’altra alle madri. Qualche volta per rassomiglianza, qualche volta per assoluto contrasto. Due epoche, due modi di essere donne. Sono più felici queste donne, più realizzate? A tratti pare essersi spezzata una catena, meglio o peggio, chi lo sa? Inevitabile. Ma l’identità stessa femminile sembra a tutte loro qualcosa di indefinibile e perciò perennemente a rischio, oggi come ieri. Una specie di energia, di follia che non vuole farsi disarmare, che risorge sempre dalla morte per dare la vita.
(www.feltrinelli.it)

SAGGISTICA

Khaled_Fouad_Allam.jpgKhaled Fouad Allam nasce nel 1955 a Tlemcen in Alegeria da madre siriana e padre marocchino, dal 1994 insegna sociologia del mondo musulmano all’Università di Trieste e ha all’attivo la pubblicazioni di numerosi libri focalizzati particolarmente sull’approfondimento della religione islamica. Ha studiato diritto e sociologia politica, in Algeria (che ha lasciato una ventina d’anni fa) e in Francia. In Italia, dopo la laurea ed aver ottenuto la cittadinanza, si dedica all’insegnamento. Ha all’attivo la pubblicazioni di numerosi libri focalizzati particolarmente sull’approfondimento delle tematiche inerenti i rapporti tra mondo arabo-islamico ed occidente. Giornalista pubblicista, editorialista de La Repubblica. Nel 2006 è stato candidato nella lista dell’Ulivo alle elezioni politiche per la Camera dei deputati, dopo essersi avvicinato alla Margherita. È stato eletto deputato del Parlamento italiano nella circoscrizione Puglia. Negli ultimi anni ha scritto Islam, (con C. Lo Jacono, A. Ventura, a cura di G. Filoramo), Laterza, 1999; Il villaggio globale dell’Islam, Rizzoli, 2002; Lettera a un kamikaze, Rizzoli, 2004; La città multiculturale. Identità, diversità, pluralità, (con M. Martiniello e A.Topolini), EMI, 2004; Arabia, Rizzoli, 2005.

LibroFouadAllam.jpgKhaled Fouad Allam, La solitudine dell’Occidente, Milano, Rizzoli 2006
Il desiderio e il malessere che legano l’Islam all’Occidente nel racconto di vita di un musulmano in Italia. Non più scontro o crisi di civiltà, ma incontro delle diversità: è questo il passaggio cruciale di un Occidente che deve fare i conti con le proprie identità multiple e imparare a comprendere la complessità anziché combatterla. Khaled Fouad Allam, da sempre cittadino di due mondi, si pone alla confluenza tra queste identità e dal suo punto di osservazione privilegiato fa spaziare lo sguardo su luoghi ed eventi, sentimenti e umori dei nostri tempi: da Trieste a Qom, da Gerusalemme alle banlieues parigine, dalla rivoluzione iraniana del 1979 alla guerra in Iraq, dall’11 settembre al trionfo di Hamas nelle ultime elezioni palestinesi. La testimonianza diretta del proprio vissuto l’infanzia in Marocco, i viaggi, il lavoro di giornalista, docente e parlamentare in Italia si intreccia alla denuncia degli stereotipi e dei luoghi comuni che segnano la nostra comprensione di nodi problematici fondamentali quali la questione femminile; la separazione tra legge civile, morale e religiosa; l’uso ideologico dei concetti di gruppo etnico e comunità. “La questione per i musulmani oggi è come essere musulmani d’Occidente” osserva Fouad Allam, e mostra con il proprio esempio che la nostra cultura può essere rideclinata alla luce di una sensibilità e di un’esperienza provenienti dal mondo musulmano. Per questo riprende e interpreta con riferimenti culturali eclettici, tra cui lo scrittore nomade per eccellenza Bruce Chatwin, i poeti della classicità araba, la filosofia di Deridda e le armonie di Bach nozioni cardine del pensiero occidentale quali Europa, civiltà, téchne, progresso, multiculturalismo, integrazione, che oggi più che mai chiedono di essere riformulate. La sua prosa live, elegante e precisa disegna una mappa per la convivenza tra Islam e Occidente invitando l’etica, la politica e la riflessione filosofica di questi mondi a porsi in ascolto e in dialogo reciproco.
(www.rizzoli.rcslibri.corriere.it)

COMPONENTI DELLA GIURIA POPOLARE

Agusto Serena, neolaureata

Bellentani Alberto, studente

Calzolari Francesca, avvocato

Carlomagno Vincenzo, architetto

Carretti Patrizia, pensionata

Crimi Giuseppe, bancario

Fogliani Giulia, impiegata

Fuoco Michele, giornalista

Leporini Sabrina, docente

Mellace Maria, docente

Mignani Giampaolo, docente

Pincelli Tommaso, studente

Rizzo Silvia, docente

Rubbiani Patrizia, docente

Zini Maria Teresa, impiegata

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inserito dalla segreteria il 14 September 2007

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