premio alessandro tassoni

Premio Alessandro Tassoni

: Il Premio Alessandro Tassoni su RAIUNO, durante la trasmissione di Unomattina

Comunicato n.9/2007

Modena 29 novembre 2007

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Domani, venerdì, 30 novembre, verso le 10, 25, su RAI UNO, durante la trasmissione di Unomattina, si parlerà del Premio Alessandro Tassoni, la cui terza edizione si è conclusa il 10 novembre, con la cerimonia di premiazione, all’Auditorium Marco Biagi di Modena. 

inserito dalla segreteria il 29 November 2007

comunicati stampa

: Gazzetta di Modena, 12 novembre 2007

…della 3ª edizione del Premio Alessandro Tassoni, patrocinato dal Presidente…per la poesia e, per il teatro, Cristina Comencini…conferimento straordinario del premio honoris causa alla senatrice…continuazione. I vincitori del premio promosso da Il Bollettario - Le Avanguardie…

12 novembre 2007 —   pagina 21 —   sezione: CULTURA E SPETTACOLI

inserito dalla segreteria il 12 November 2007

rassegna stampa

: Risultati 2007

Premio Alessandro Tassoni, 3^ edizione, Modena 2007

Cerimonia di premiazione, foto

 

                                                                                       Vincitori

Sezione A, POESIA: Michele Mari, Cento poesie d’amore a lady LadyHawke, Einaudi 2007

Sezione A, NARRATIVA: Anna D’Elia, Per non dimenticare, Meltemi 2006

Sezione A, TEATRO: Cristina Comencini, Due partite, Feltrinelli 2006

Sezione A, SAGGISTICA: Khaled Fouad Allam, La solitudine dell’Occidente, Rizzoli 2006

SEZIONE B, HONORIS CAUSA: FRANCA RAME

Michele Mari, Cento poesie d’amore a lady Ladyhawke, Einaudi 2007

Motivazione

Con Cento poesie d’amore a lady LadyHawke, Michele Mari, calandosi nei panni del protagonista cui dà suoi precisi dati personali, per avere piena libertà d’azione, rivive, commenta e stigmatizza una possibile più che trentennale storia d’amore dei nostri tempi. il cui fidanzamento extramondano, nel senso di virtualmente “etereo”, costituendo sostanza, ha presentato, a suo dire, «l’incriticabile bellezza delle fiabe». E la cui rottura ha lasciato molte domande disattese. Dice l’io narrante:« una folla di fantasmi incuriositi/ starà pensosamente esaminando/ i pezzi di cerimonia/che abbiamo abbandonato dalla loro parte».

Mari tratta il tema con una narrazione in versi brevi con un ritmo fluido veloce costantemente ironico e sarcastico, realizzando così una raffinata variante del poemetto eroicomico cavalleresco, di stampo tassoniano. Una parodia dissacrante che non esclude travestimenti e capovolgimenti di ruoli..

Nata come amor de lohn, nutritasi di stilnovismo, strematasi nel più cupo romanticismo con lampi cruenti e notturni (basti per tutti il Norman/Norma Bates di Psyco), la storia, peraltro unilaterale (e con un marito presenzialista di mezzo), offre piani sentimentali diversi. Di qui numerose illusioni e allusioni, incongruenze, battute d’arresto, minacce, contraddizioni, ripicche, struggimenti, spiritelli vendicativi, e soprattutto sfioramenti e fughe. Col rischio anche d’una ulteriore ripresa («tertium dabatur/ e sarebbe stato vivere/ sfiorandoci»).

Giustificati dunque i soprannomi scelti per loro: Ladyhawke e Knightwolf, i protagonisti di un celebre film degli anni Ottanta, che per una maledizione non riuscivano mai a ritrovarsi. Di giorno lui era il cavaliere Etienne Navarre, quando Isabeau era falco; di notte, il cavaliere diventava lupo dagli occhi chiari e lei ritornava Isabeau.

Ma mentre gli amanti medievali riescono alla fine a sconfiggere la maledizione del vescovo-signore e ricongiungersi, i protagonisti della vicenda narrata da Michele Mari non concludono mai, rimangono in una situazione di stallo logorante. Doloroso tra l’eroicocomico e il patetico per lui, ma insostenibile anche per lei, che superando gli ultimi freni inibitori di una casa mulino bianco protetta da un marito «filisteo» e «porcellino in salopette» con cazzuola, forza la mano. Ma al suo aut aut («o si va oltre/ o non ci si vede mai più/»), lui, seppure innamorato perso, rifiuta. E’ troppo tardi. Fa un contrappasso da pokerista e perde tutto. Disperandosi ulteriormente.

Alla consumazione regolare del suo amore, preferisce la consunzione e imbalsamazione dello stesso nella tensione di un permanente inizio, vincendo la palma che si contendeva con lei, del novissimo, alias ultimo romantico dei nostri tempi. O, per dirla con Mari, l’ultimo degli imbecilli (Dante e Petrarca in primis).

L’amore, è la lezione che si trae da questo fine poemetto scanzonato, è una forza straordinaria che va vissuta fino in fondo, nella pienezza dei sensi e non ammette languori, contorsionismi mentali, patteggiamenti, cimenti indebiti, opportunismi, né tanto meno rimpianti (Nadia Cavalera).

Anna D’Elia, Per non dimenticare, Meltemi 2006

Motivazione

In “Raccontare l’orrore”, sottotitolo del libro di Anna D’Elia, Per non dimenticare (Meltemi, 2006), è racchiuso il senso della complessa operazione portata avanti dall’autrice in questo anomalo, sapiente mix di romanzo, cronaca e saggio.

La violenza non va subita passivamente, non deve scivolarci addosso lasciandoci in una lesiva crescente indifferenza che non può che incrementarla ad oltranza, ma va affrontata, indagata scavata fino in fondo, se vogliamo arginarla stemprarla e farne mezzo di conoscenza e crescita.

E questo sia nella sfera privata che in quella pubblica.

Di qui il confronto serrato portato avanti dall’autrice tra puntuali fatti di cronaca (Ground Zero, Bagdad, Tel Aviv, Beslan), la storia personale della protagonista Silvia (torturata da un marito aguzzino, sterile scrittore morto suicida), e la trattazione di tematiche simili da parte di grandi veri artisti (Goya, Van Gogh, Bacon in primis). Perché «l’arte, la letteratura la cronaca - ci ricorda Anna D’Elia in una prefazione - ci offrono materiale prezioso per ripensare il lato oscuro delle nostre vite»

Nella convinzione costante che si possa condividere il ricco percorso formativo illustrato dal testo e che si possano alfine acquisire modi altri di convivenza che prefigurino l’elaborazione e trasformazione dell’odio imperante ovunque in «amore, compassione, solidarietà, nella riscoperta della vita come tensione di opposti».Da superare in una positiva dialettica (Nadia Cavalera).

Cristina Comencini, Due partite, Feltrinelli 2006

Motivazione

Con Due partite Cristina Comencini si colloca nella grande tradizione naturalista del teatro e con un linguaggio quotidiano, mette in scena in maniera ora tragica ora comica una delle questioni più importanti della società contemporanea, quella della donna e del suo rapporto con la propria femminilità. Nel testo l’ambiente, un salotto borghese, è l’unità di luogo che permette all’Autrice (e a noi con lei) di affacciarsi su due epoche – gli anni Sessanta del secolo scorso, prima della rivoluzione femminista, e la contemporaneità – abitate rispettivamente da quattro donne, le madri e le loro figlie.

Le madri si ritrovano per una simbolica, rituale partita a carte, gioco nel quale i ruoli spesso si invertono determinando piccole apocalissi, vale a dire svelamenti di sottese tensioni e di più profonde amicizie, di ingenue speranze e di ciniche disillusioni, di momentanee persecuzioni e di durevoli fraintendimenti: prevale infine, sempre e comunque, la comune condizione di mogli e di madri votate alla solitudine e alla infelicità. Questa sembra essere l’eredità lasciata alle rispettive figlie la cui vita Comencini, con sapiente tocco, rende un rovescio, un compimento o una replica di quella delle donne che le hanno generate. La rivoluzione femminista, che è lo spartiacque di queste due epoche, appare infine come una vittoria nelle figlie, e insieme una sconfitta: l’epoca del trionfo dell’economicismo sacrifica il corpo, lo rimuove, imponendo una scelta schizofrenica alla donna tra maternità e autorealizzazione professionale – le sintesi sono rare, precarie e pagate a duro prezzo da tutti –. Dunque molte sono le tensioni che innervano il testo: il rapporto fra donne dalla personalità differente, fra madre e figlia, fra corpo e mente, fra generazioni; nessuna sacrificata ma tutte ben governate, bene esposte alla nostra riflessione, senza giudizio e senza alcuna pretesa di offrire didascaliche soluzioni alla inspiegabile commedia umana.

In questo modo Comencini con Due partite riporta il teatro alla sua originaria ispirazione civile – uno specchio per la società –, e proprio facendo perno sulla figura femminile, emblema di una corporalità che è insieme arcaica e crudelmente contemporanea (Gianni Cascone).

 

Khaled Fouad Allam, La solitudine dell’Occidente, Rizzoli 2006

Motivazione
La solitudine dell’Occidente è un testo saggistico piuttosto particolare, «insolito – come l’autore stesso dice – perché esula da ogni tipologia letteraria». Costituito di pezzi rapidi, concisi e folgoranti, unisce insieme i ricordi dell’esperienza personale con le riflessioni a largo raggio, l’intervento a tema con l’urgenza dell’attualità, la polemica e

la proposta. E il suo argomento è senz’altro centrale, oggi, nella situazione attuale che, definita da alcuni “scontro di civiltà”, sta degenerando rapidamente verso la fine della Civiltà tout court. Il libro di Allam ci è utile proprio perché vede la tragedia delle cose dall’altra parte, quella islamica, divenuta, nella “solitudine dell’Occidente”, l’incubo del male, incombente e insinuante. Per chi voglia evitare la paranoia del presente, ben venga allora questa esplorazione appassionata e nello stesso tempo attenta e competente, tutta tesa a «leggere razionalmente l’esistente per poterlo cambiare». Si troverà che Allam compie nei suoi scritti alcune mosse decisive: da un lato riconduce la situazione attuale alle sue radici storiche e mostra come le immagini invalse nel senso comune odierno non corrispondano per niente alla complessità stratificata dei fenomeni, ma siano le semplificazioni ottundenti di una “lingua svuotata”; dall’altro lato, non si esenta dall’assumere un atteggiamento critico anche di fronte alla propria parte, ed anzi precisa e accentua la linea dissidente nella stessa tradizione islamica.
Fatto di suggestivi percorsi, che sono anche itinerari autobiografici attraverso l’area del Mediterraneo – in cui spiccano Trst, Trieste, il non luogo del confine; oppure Granada e Palermo, l’Oriente nell’Occidente; o ancora Reggio Emilia e Modena, i «paradigmi positivi» dell’accoglienza – il libro esprime posizioni importanti, che sono altrettanti imperativi etici, sull’alterità e sulla differenza, sulla dissoluzione delle frontiere e contro l’irrigidirsi dell’identità. Allam ci fa riflettere sulla non-inevitabilità della tremenda “frattura” culturale che abbiamo di fronte, in quanto tutte le forme di intolleranza, da una parte e dall’altra, sono frutto delle recenti spinte disgregatrici della globalizzazione postmoderna e come tali non sono affatto eterne né indiscutibili. Certo, rischiano di incancrenirsi e di portare ad una «asimmetria esplosiva», o comunque alla chiusura di ciascun gruppo nel proprio feudo, passando «da una società multirazziale a una società multirazzista», se non le si vorrà affrontare rinunciando a qualcosa e affrontando apertamente la «rudezza dell’alterità».

In questa situazione estremamente difficile, ci dice questo libro, occorre uscire dalle rispettive “solitudini”, parlare, dialogare veramente al di là degli steccati costituiti: non resta, secondo le parole dell’autore, che unirsi nella «battaglia per la libertà e la dignità dell’uomo». Sfatando e sfidando il relativismo identitario, Allam scrive che tale battaglia è universale: «non vi sono più nazioni né religioni, ma gli esseri umani che con lingue diverse si battono per un mondo migliore» (Francesco Muzzioli).

     

     

SEZIONE B:  HONORIS CAUSA: FRANCA RAME

Motivazione

La Giuria del Premio “Alessandro Tassoni” è lieta e onorata di conferire il riconoscimento honoris causa a Franca Rame, che ormai da decenni, e con una carica sempre rinnovata di intelligente coerenza, illustra il teatro italiano sia come attrice che come autrice. Inoltre, per la sua storia personale, fatta di continua crescita nella ricerca espressiva e nel bisogno di una orgogliosa autonomia nel quadro della scena italiana dei suoi anni, ben rappresentando il processo evolutivo che le donne italiane hanno avuto dalla seconda guerra mondiale ad oggi, assume un’identità corale e costituisce un simbolo per molte di loro.Figlia d’arte (appartiene ad una famiglia da tre secoli legata al teatro), Franca Rame ha iniziato la sua attività da giovanissima (aveva solo 8 giorni ed era già fra le braccia della madre nel ruolo della figlia di Genoveffa di Brabante). Dopo gli esordi nella compagnia di provincia diretta dal padre, e le esperienze nella rivista e nel cinema, si dedica totalmente, con qualche parentesi televisiva, al teatro. E’ alla base della Compagnia Dario Fo-Franca Rame, di Nuova Scena (al cui periodo è legato lo straordinario Mistero buffo), del Collettivo la Comune. Molteplici, nel sodalizio umano e artistico con Dario Fo, i suoi ruoli: è insostituibile collaboratrice, ispiratrice, amministratrice, addetto stampa, editor esigente, sapiente ed istintivo, infine, con Parliamo di donne che confluisce in Tutta casa letto e chiesa (1977), a pieno titolo, co-autrice e forte, singolare interprete.Con le sue pièces dal graffiante stile grottesco, mette in scena una gamma diversificata di tipologie di donne alle prese con la quotidianità, per denunciarne lo sfruttamento, le forme di manipolazione psichica, e incitarle alla piena rivendicazione dei loro diritti. Fedele ad un teatro che è promotore di consapevolezza sociale e politica, non esita a servirsi delle proprie esperienze personali, anche le più dolorose, (come nel caso del testo Lo stupro), per dare voce collettiva a chi l’ha persa. Questo era già lo spirito di Soccorso rosso, il movimento da lei fondato nel 1970, in difesa dei detenuti politici, e non.

Nella motivazione del Premio Nobel per la letteratura assegnato nel 1997 a Dario Fo si legge: “A Dario Fo, perché, insieme a Franca Rame, attrice e scrittrice, nella tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere e restituisce la dignità agli oppressi”: operazione che non smette certo di fare dacché nel 2006 viene eletta Senatrice. Per lei cambia solo il terreno di ricerca e di lotta.

Così la figura istituzionale si salda a quella della grande protagonista del teatro contemporaneo, in una dimensione la cui poliedricità corale resta inalterata.A questa straordinaria coscienza di cittadina e di interprete di una scena non convenzionale e non digestiva, ma sempre capace di misurarsi con la tragedia e l’idiozia del nostro tempo, la Giuria del Premio “Alessandro Tassoni” rende l’omaggio della sua ammirazione e della sua riconoscenza, che è la stessa di molti, moltissimi italiani (Mario Lunetta).

MICHELE MARI, Cento poesie d’amore a lady LadyHawke, Einaudi, 2007
Il novissimo romantico imbecille 
recensione di Nadia Cavalera

Con Cento poesie d’amore a lady LadyHawke, Michele Mari, ricorrendo alla forma puntualmente autobiografica, per aver massima libertà d’intervento e commento, riprende, chiosa e stigmatizza in forme parodiche, una qualche famosa storia d’amore dei nostri giorni, il cui fidanzamento extramondano, nel senso di virtualmente “etereo”, costituendo sostanza, ha presentato, «l’incriticabile bellezza delle fiabe». Ma che come tale, maestri in primis Dante col suo Cavalcanti e Petrarca, è soprattutto unilaterale: lo si precisa nel prologo («un uomo che non suscitò in chi amava l’amore»), e con tanto di classico canzoniere conclusivo che pur prevedendo un avvio cortese con «compita angiolella» si direbbe in seguito degeneri duramente, sotto il peso di un’esperienza gravosa. Altrove lo scritto poetico è richiamato quando l’io narrante ricorda di aver fissato «ogni volatile istante/ a futura memoria» o quando lo inquadra come «quattro pisciatine essenziali» in plein air al tempo in cui il sentimento scemava. Infatti «solo al muto il battito del cuore è rimbombante».
Ma vediamo alcune carattertiche di questi protagonisti, soprannominati LadyHawke, donna falco e Knigthwolf, cavaliere lupo, conosciutisi sui banchi di una scuola superiore, peraltro dissestata, una «Death Valley» californiana, (il punto più basso dell’America). Erano gli anni Settanta, al tempo di Paolo VI. Si perderanno di vista, per ritrovarsi poi, lungo un rapporto durato 33 anni e conclusosi nel 2005, alla morte di papa Wojtyla.
LadyHawk, la destinataria delle cento poesie, appare, nello sfondo, irrangiungibile, diafana, indefinibile. Ma alquanto superficiale, attratta infatti all’inizio da persone appariscenti («le cromature della Ducati»), ma insipienti («chi non distingueva un cip da una parole) piuttosto che dalle performances straordinarie del nostro Knigthwolf che al liceo sbaragliava nei giochi gli altri della compagnia («i compagnucci»), e in seguito, pur da borderline, avrebbe fatto «miracoli di eleganza ed ironia», senza per questo evitare di diventare per la sua stessa storia «un mostro» . Inoltre si direbbe fredda, contenuta, egoista e così presa e compresa di sé, nella posizione di grandissimo prestigio raggiunta (ha un’aureola), da non poter dedicare attenzione agli altri («neppure due mezzorette al mese» al povero cavaliere). Da madonna permette giusto la contemplazione, che nel nostro lui determina un condizionamento totale («Ho pensato i tuoi occhi/ così tante volte/ che alla fine il pensiero/mi è rimbalzato addosso/ e non ho più avuto un gesto/ che non fosse riflesso/ dal tuo sguardo»).
Comunque la star fa un’eccezione. E dai poeti della beat generation, passa a leggere lui, che, a furia di sentirsi pensato da lei, diventa a sua volta un personaggio che riesce ad interloquire audacemente disinvolto, « bellamente», con lei, sebbene “aurata”, «da icona ad icona.».
Il comportamento di LadyHawke è nel complesso fortemente contraddittorio, non esente da frivolezze ed opportunismi: lo ignora; si accorge di lui; gli dà corda («mi hai slacciato il bottone del colletto/perché ti sembravo un impiccato »); stabilisce una qualche relazione («ci siamo dondolati su un’altalena sola »); forse ha in comune addirittura una figlia o qualche attività; lo dimentica per sopraggiunta lobotomizzazione che le farà scordare anche vecchie benemerenze («avevi una giacchetta di pelle scamosciata/piena di frange svolazzanti/e la mettevi sempre»); lo riscopre, con scambio di anelli; ne fa cavia da esperimento galileiano; civetta a chi fosse tra i due l’ultimo dei romantici; non concede intimità, solo posti nel cuore e silenzi pieni di lui e quando va a trovarlo a casa non varca mai la soglia del bagno, per evitare tentazioni.
Non solo, se lo gioca in famiglia a tavolino e rompe da dietro le quinte tutti i di lui giochi, portandolo in fin di vita per poi praticargli in extremis, coprendolo, una respirazione bocca a bocca, a processo agonico inoltrato.
Probabilmente per continuare alla scacchiera una partita che non ammetteva la patta. Per più paure: che non riuscisse lei la vincente; che l’amore di lui non fosse sincero; che una storia rimossa, da cantina o soffitta, diventasse «la cosa più importante della sua grande e bella e luminosa casa»; che potesse essere sconvolto il suo «confortevole averno», alias casa-mulinobianco, tenuta salda dalla «cazzuola » del marito «porcellino in salopette» e « filisteo ».
Una storia feroce e inconcludente fino all’addio. Lei va a trovarlo all’Università, dove lui insegna e dove si è formato, solo quando ha deciso di lasciarlo (forse per rendere più domestico il suo fantasma) e mentre si congeda insiste irridente che l’avrebbe cercato sempre sperando di non trovarlo mai. Mentre lui, candido all’osso, le ribatte che non l’avrebbe cercata mai sperando sempre di trovarla.
Non c’è da meravigliarsi a questo punto che tra le tantissime e varie evocazioni e citazioni, che inzeppano il testo tanto da imporsi nella valenza interpretativa di una ripresa (un rifare il verso a), abbondino per lui quelle più cruente: c’è il Norman/Norma Bates di Psyco, il serial killer cannibale Jeffrey Dahmer, gli “scheletri” nella stanza dell’Overlook Hotel; duelli all’ultimo sangue da Far West; strangolamenti a catena, dall’illusione di non restare deluso da lei a tutte le domande relative alla loro bambina; previsioni di comportamenti assassini con le altre («che hanno la colpa di non essere lei») e la tentazione di seppellire il loro fidanzamento morto nel vecchio cimitero indiano per l’ovvio zombie antropofago futuro. Opta poi per il campo/testo scritto, con la speranza però che lei ci passi vicino e impazzisca.
LadyHawke e Knigthwolf sono su piani sentimentali diversi. Evidentemente lei, quando si sono ritrovati, voleva sviluppare altrimenti il loro rapporto mentre lui voleva regredire alla passione iniziale.
Conseguenza? Il dialogo tra una sorda ed un muto, entrambi ciechi, tanto che a lei sfugge di mano la situazione e ne soffre.«Tangibile realtà/dev’essere il mio amore/se alla fine/ci hai sbattuto contro/e ti sei fatta male».
Un dialogo fatto di fraintendimenti, allusioni, sorrisi, struggimenti, messaggi rapidi e pungenti («sputnik »), addestramenti, mancate anche se agognate singolar tenzoni con chi era poi solo un «orco buono», elucubranti contorsionismi mentali. Soprattutto fugaci e casti incontri, all’insegna della frettolosità, sotto la minaccia incombente che la carrozza ridiventi zucca per il povero Cenerentolo di turno.
Appropriati dunque i soprannomi scelti per loro: Ladyhawke e Knightwolf, i protagonisti di un famoso film degli anni Ottanta, che per un maleficio non riuscivano mai ad incontrarsi: « (donna di notte lei/e con la luce falco/ lui con la luce uomo/e nottetempo lupo) ».
Ma se Etienne Navarre ed Isabeau, gli amanti medievali, riescono alla fine a vincere la maledizione del vescovo-signore e ricongiungersi, i protagonisti della vicenda narrata da Michele Mari in Cento poesie d’amore a Ladyhawak non concludono mai, rimangono in sospensione infinita. Logorante tra l’eroicocomico e il patetico per lui, insostenibile anche per lei, che dà un aut aut («o si va oltre/ o non ci si vede mai più/»). Ma Knightwolf, seppure innamorato folle, s’impunta. Inspiegabilmente. Disgustato quasi che potesse concretizzarsi il vero manzoniano, e fedele ormai al solipsismo puro (quanta ironia!), fa un contrappasso da pokerista e perde tutto. Disperandosi ulteriormente (come un detenuto che abbia perso al vento i dollari di un grosso bottino a lungo agognato).
Alla consumazione regolare del suo amore, preferisce la consunzione e imbalsamazione dello stesso nella tensione di un permanente inizio, vincendo la palma che si contendeva con lei, del novissimo, alias ultimo dei romantici dei nostri tempi. O, per dirla con Mari, l’ultimo degli imbecilli.
L’amore, è la lezione che si trae da questa breve raccolta, è una forza straordinaria che va vissuta fino in fondo, nella pienezza dei sensi e non ammette tentennamenti, patteggiamenti, cimenti indebiti, opportunismi, né rimpianti di sorta.
Il tutto in versi brevi con un ritmo fluido veloce costantemente ironico e sarcastico, una sorta di nuovo poemetto eroicomico cavalleresco (tra cavalieri, uomini cavallo trafitti a sangue e cavalline), molto tassoniano. Dissacrante.
Tra tutte le figure retoriche impera la similitudine che, lungi dall’indicare povertà di mezzi espressivi, diventa chiave interpretativa. Il “come” disseminato ovunque è spia dell’operazione compiuta dall’autore nell’interpretazione di una storia irrisolta, forse già nell’immaginario collettivo (o in qualche oscuro scritto, un ectoplasma «riverbero azzurrino»), e che rischia peraltro di rinnovarsi ancora. Ma, sia chiaro, per un semplice sfioramento ad oltranza: «tertium dabatur/ e sarebbe stato vivere/ sfiorandoci». E anche a distanza. In quanto se Gozzano amava le rose che non aveva colto, il Knigthwolf di Mari preferisce addirittura non sfiorarle. Lo ribadisce, nella stornellata che chiude la silloge, in versi di sapore anche carducciano: «il fiore mio più bello, il fior della mia vita/il fior che non sfiorisce /è il fiore che non sfioro».
Il tema, si vede, è oscuro, controverso e soprattutto incredibile sino alla fine. Aperte molte interpretazioni. E sarà per questo che l’io narrante Knigthwolf prevede grande interesse: «una folla di fantasmi incuriositi/ starà pensosamente esaminando/ i pezzi di cerimonia/che abbiamo abbandonato dalla loro parte». L’autore Mari tra questi? In un travestimento e capovolgimento parodico di ruoli che coinvolge anche i protagonisti? Chi è veramente LadyHawke?
inserito dalla segreteria il 11 November 2007

risultati

: Gazzetta di Modena, 10 novembre 2007

…nel sangue. QUESTA SERA Premio Tassoni Dato il riscontro di un notevole interesse da parte del pubblico, e per il prestigio dei vincitori, e per…premiazione della terza edizione del Premio Alessandro Tassoni, si terrà a Modena, sabato 10 novembre…

10 novembre 2007 —   pagina 17 —   sezione: CRONACA

inserito dalla segreteria il 10 November 2007

rassegna stampa

: Gazzetta di Modena, 9 Novembre 2007

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inserito dalla segreteria il 9 November 2007

rassegna stampa

: L’Informazione, 9 Novembre 2007

 

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inserito dalla segreteria il 9 November 2007

rassegna stampa

: Gazzetta di Modena, 9 novembre 2007

  

…Napolitano al premio letterario Alessandro Tassoni, giunto alla…assegnato un premio honoris causa…presente anche il premio Nobel Dario…tradizinale premio intitolato ad Alessandro Tassoni, autore dell…Secchia Rapita, il migliore poema…

— 09 novembre 2007 —   pagina 29 —   sezione: CULTURA E SPETTACOLI

inserito dalla segreteria il 9 November 2007

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: Il Resto del Carlino, 9 Novembre 2007

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inserito dalla segreteria il 9 November 2007

rassegna stampa

: Cerimonia di Premiazione all’AUDITORIUM Marco Biagi

Comunicato n. 8/2007

Modena 9 novembre 2007

Dato il riscontro di un notevole interesse da parte del pubblico, e per il prestigio dei vincitori, e per la presenza del Nobel Dario Fo, la cerimonia di premiazione della terza edizione del Premio Alessandro Tassoni, si terrà a Modena, sabato 10 novembre, ore 20, 30, nell’AUDITORIUM della Fondazione Marco Biagi, in viale Storchi 2 (vicinissimo al Palazzo dei Musei, pubblicizzato in Conferenza stampa).
La cerimonia sarà ripresa anche da una troupe di RAI UNO, per un servizio che andrà su Unomattina.

Ingresso libero.

Si prega di conservare il foglio di sala (con le biografie dei vincitori) che potrà dare l’opportunità ad uno del pubblico di avere in dono una copia degli ANNALI di Alessandro Tassoni, nell’elegante edizione critica di Pietro Puliatti, edito da Franco Cosimo Panini, sponsor dell’iniziativa (unitamente al Caffé Concerto).
Si allega locandina dell’evento

 

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AUDITORIUM – Fondazione MARCO BIAGI
viale Storchi, 2 – Modena
tel. 059/2056745-6742

Scarica il PDF del Comunicato Stampa 8-2007
Scarica il PDF della locandina della Cerimonia di premiazione 2007
Il Presidente Giorgio Napolitano invia una targa d’argento per il Premio Alessandro Tassoni

inserito dalla segreteria il 9 November 2007

comunicati stampa

: GIORGIO NAPOLITANO PER IL PREMIO TASSONI

Il Presidente della Repubblica ha dedicato una targa in argento alla terza edizione

Comunicato n. 7/ 2007
Modena, 22 ottobre 2007

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato una targa in argento destinata alla terza edizione del Premio Alessandro Tassoni per la poesia, narrativa, teatro, saggistica.
Il riconoscimento di merito, giunto inaspettato e graditissimo a Nadia Cavalera, Presidente dell’Associazione Culturale “Le Avanguardie” e organizzatrice del Premio, è stato accompagnato dall’“augurio – si legge nella nota – per il successo della manifestazione”.
«Sono veramente onorata - ha commentato Nadia Cavalera - per l’importante benemerenza ricevuta da parte del Presidente Napolitano, che mi ripaga del lungo impegno profuso in questi anni. Ma ci tengo a dedicare questo riconoscimento ai veri artefici del Premio Alessandro Tassoni: il Comune e la Provincia di Modena, la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, la Biblioteca Estense Universitaria, la Regione Emilia Romagna, e l’Università di Modena e Reggio Emilia. Senza la loro fiducia ed il loro sostegno morale e materiale l’iniziativa non avrebbe mai potuto nascere e crescere.».

La cerimonia di premiazione si terrà sabato 10 novembre 2007 alle ore 20.30 presso il Palazzo dei Musei (Sala Ex Oratorio) in Largo Sant’Agostino a Modena.

Saranno premiati per la poesia Michele Mari, per la narrativa Anna D’Elia, per il teatro Cristina Comencini, per la saggistica Khaled Fouad Allam.

A Franca Rame va il premio honoris causa, per l’esemplare carriera artistica e personale.

La serata, condotta dal giornalista del TG1 Leonardo Sgura, sarà arricchita dai virtuosismi al contrabbasso del noto musicista e compositore Stefano Scodanibbio e da letture dal Tassoni della giovane attrice Alessandra Amerio. Per il pubblico, come lo scorso anno, un’edizione degli Annali (in due tomi) di Alessandro Tassoni nella puntuale edizione critica di Pietro Puliatti, edita da Franco Cosimo Panini, sponsor dell’iniziativa. Anche quest’anno ci sarà una mostra su Alessandro Tassoni alla Biblioteca Estense Universitaria.

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inserito dalla segreteria il 22 October 2007

comunicati stampa

: Stefano Scodanibbio alla terza edizione del Premio Alessandro Tassoni

Comunicato n.6/2007
Modena, 18 ottobre 2007


La cerimonia di premiazione del Premio Alessandro Tassoni, che si terrà a Modena sabato, 10 novembre 2007, alle ore 20,30, nel Palazzo dei Musei (ex Oratorio), sarà scandita dalla musica virtuosistica del noto Stefano Scodanibbio , contrabbassista e compositore.
Nato a Macerata, Stefano Scodanibbio, ha legato il suo nome alla rinascita del contrabbasso, suonando nei principali festival internazionali pezzi scritti appositamente per lui da compositori quali Bussotti, Donatoni, Estrada, Ferneyhough, Globakar, Grisey, Sciarrino, Xenakis. Ha collaborato a lungo con Luigi Nono e con Giacinto Scelsi. Nel 1996 ha insegnato contrabbasso ai Darmstadt Ferienkurse. Suona normalmente in duo con Rohan de Saram e anche con Markus Stochkhausen. Come compositore, ha scritto più di trenta pezzi per archi (Sei studi per contrabbasso solo; Concerto per contrabbasso, archi e percussioni, etc.). Di particolare importanza la sua collaborazione con Terry Riley e con il poeta Edoardo Sanguineti.

inserito dalla segreteria il 18 October 2007

comunicati stampa

: La Giuria popolare ha scelto, per la poesia, Michele Mari - Tutti i vincitori per la cerimonia a novembre

Comunicato n.5/2007
Modena, 14 settembre 2007

È Michele Mari, professore di letteratura italiana all’Università di Milano, il vincitore della sezione dedicata alla poesia, del Premio Alessandro Tassoni per l’edizione 2007. Al suo esordio poetico, Mari ha conquistato con la raccolta Cento poesie d’amore a Ladyhawke, edito da Einaudi, sia la Giuria tradizionale, composta da Gianni Cascone (scrittore), Nadia Cavalera (Presidente), Mario Lugli (vice sindaco di Modena), Francesco Muzzioli (docente universitario) e Mario Lunetta (scrittore, premiato nel 2006, per la Sezione B, alla carriera), che la Giuria popolare, vera e propria novità di quest’anno. Per la poesia erano, infatti, stati prescelti tre superfinalisti (Antonella Anedda con Dal balcone del corpo, Ferruccio Brugnaro, con Verranno i giorni e Michele Mari, Cento poesie d’amore a Ladyhawke) ed è stata proprio la Giuria popolare, creata appositamente e composta da 15 persone tra liberi professionisti, studenti, docenti, impiegati, pensionati, a scegliere il vincitore.
Cento poesie d’amore a Ladyhawke di Michele Mari è una variazione ironica e raffinata sul tema dell’amore, sviluppato in una dimensione vagamente autobiografica che vuol essere soprattutto esemplare nella forte conflittualità di fondo.
Sono stati 11 su 15 i voti della giuria popolare a favore di Michele Mari. Cento poesie d’amore a Ladyhawke ha colpito, stando alla dichiarazione di una giovane componente neolaureata, perché “a tratti divertente, citazionista con riferimenti cinematografici e per nulla stucchevole pur parlando d’amore”. Inoltre “per i molteplici piani di lettura, tra cui uno immediato e di facile fruizione”.
Il Premio Alessandro Tassoni è nato tre anni fa e viene portato avanti dall’Associazione Culturale Le Avanguardie e dalla rivista Bollettario, in collaborazione con il Comune di Modena e la Biblioteca Estense Universitaria, con il patrocinio della Provincia di Modena, della Regione Emilia Romagna e dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia-Facoltà di Lettere e Filosofia. Gode inoltre di un contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e dello sponsor della casa editrice Franco Cosimo Panini e del Caffè Concerto.
Gli altri vincitori della sezione A del Premio Tassoni sono Anna D’Elia, per la narrativa, con Per non voltare pagina, Meltemi, Roma 2006; Cristina Comencini, per il teatro, con Due partite, Feltrinelli, Milano 2006. Khaled Fouad Allam, per la saggistica, con La solitudine dell’Occidente, Rizzoli, Milano 2006.
A Franca Rame va il premio honoris causa, riconoscimento alla carriera.
Il Premio ha registrato quest’anno un vero boom nella partecipazione. Ben 127 i libri inviati entro il 31 marzo, con una netta prevalenza per la narrativa. “La grande partecipazione ci ha veramente sorpreso e, in qualche modo, imbarazzato nell’impegno di portare a termine la selezione nel miglior modo possibile - ha dichiarato Nadia Cavalera, presidente dell’Associazione Culturale Le Avanguardie, ideatrice e organizzatrice del Premio - Crediamo però di aver fatto, alla fine, le scelte più idonee, rispettose dei criteri che ci siamo imposti. Alla ricerca di una letteratura che sia strumento di crescita culturale, ma anche democratica e civile. E questo in una vita che, come i testi dimostrano, è frizione di opposti da superare nella riflessione, nel dialogo costante”.
La cerimonia di premiazione si terrà sabato 10 novembre 2007 alle ore 20.30 presso il Palazzo dei Musei (Sala Ex Oratorio) in Largo Sant’Agostino a Modena.

NOTE BIO-BIBLIOGRAFIE DEGLI AUTORI - DESCRIZIONE DEI LIBRI - GIURIA POPOLARE

SEZIONE B - honoris causa

Franca_Rame.jpgFranca Rame nasce nel 1929, a Villastanza (Milano), da una famiglia con antiche tradizioni teatrali, risalenti al 1600, e inizia giovanissima come attrice teatrale, esordendo proprio nella compagnia di provincia diretta dal padre. Dopo qualche esperienza, si dedica al teatro da camera. Qui, la sua recitazione brillante e vivace, ricca di humour e sostenuta da una notevole scioltezza e disinvoltura gestuale, le procura un immediato successo di pubblico e critica. La sua attività nel cinema, iniziata dapprima con l’interpretazione di qualche parte secondaria, viene poi coronata anch’essa da successo dopo il ruolo da lei brillantemente sostenuto ne Lo svitato (1956, Carlo Lizzani); da allora appare in diversi film comico-brillanti, nelle vesti di donna dalla bellezza vistosa, affascinante ed eccentrica, talora simpaticamente “svanita” e imprevedibile. Tuttavia, l’attività cinematografica di Franca Rame è rimasta marginale, rispetto a quella assai più significativa, in teatro e in televisione. È sposata con l’attore premio Nobel Dario Fo, con il quale ha scritto e interpretato molte opere. Inoltre ha curato, per la pubblicazione, tutta la sua produzione teatrale ed artistica. Ha debuttato nel mondo dello spettacolo nella stagione 1950-51 nella compagnia primaria di prosa di Tino Scotti per lo spettacolo “Ghe pensi mi” di Marcello Marchesi, in scena al Teatro Olimpia di Milano. Nel 1958, insieme al marito, fonda la Compagnia Dario Fo-Franca Rame (il marito è il regista ed il drammaturgo del gruppo, la Rame la prima attrice e l’amministratrice) che, negli anni seguenti, ottiene grandissimo successo commerciale nel circuito dei teatri cittadini istituzionali. Nel 1968, sempre al fianco di Dario Fo, abbraccia l’utopia sessantottina e fonda il collettivo Nuova Scena dal quale, dopo aver assunto la direzione di uno dei tre gruppi in cui era diviso per rispondere alla domanda del pubblico, si separa per divergenze politico-ideologiche assieme al marito: ciò porta alla nascita di un altro gruppo di lavoro, detto La Comune con cui interpreta spettacoli di satira e di controinformazione politica anche molto feroci. Si ricordano almeno Morte accidentale di un anarchico e Non si paga! Non si paga. A partire dalla fine degli anni anni ‘70, la Rame partecipa al movimento femminista: inizia a interpretare testi di propria composizione come Tutta casa, letto e chiesa, Grasso è bello!, La madre. Nel marzo del 1973, Franca Rame viene rapita da esponenti della estrema destra e subisce violenza fisica e sessuale, ricordata a distanza di tempo nel lavoro Lo stupro, del 1981. Le rappresentazioni teatrali della Rame e di Fo vengono da anni messe in scena in tutte le parti del mondo dall’Argentina al Bangladesh, dagli Stati Uniti a Singapore. Nelle elezioni politiche del 2006 Franca Rame si candida capolista al Senato in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Umbria tra le file dell’Italia dei Valori. Viene eletta senatrice in Piemonte.

SEZIONE A

POESIA

Michele_Mari.jpgMichele Mari è nato a Milano il 1955. Insegna letteratura Italiana all’Università di Milano. Filologo e lettore di fantascienza e di fumetti. Nei suoi racconti ricorre spesso il tema dell’infanzia, o della prima giovinezza, come momento da conservare avidamente. Nemico del mutamento, che è una forma di morte, argomenta che le cose permangono solo quando le perdi: come i vecchi giocattoli che, se nessuno viene a rubarteli, perderai per sempre: per ignavia, per distrazione. Altrettanto nemico dell’enfasi, prono anzi ad adottare un tono aulico e gelido, e tanto più freddo quanto più l’emozione si fa cocente.Tra i suoi libri: Di bestia in bestia (Longanesi, 1989); Io venìa pien d’angoscia a rimirarti (Longanesi, 1990 e Marsilio, 1998); La stiva e l’abisso (Bompiani, 1992); Euridice aveva un cane (Bompiani, 1993 ed «Einaudi Tascabili», 2004); Filologia dell’anfibio (Bompiani, 1995); Tu, sanguinosa infanzia (Mondadori, 1997); Rondini sul filo (Mondadori, 1999); I sepolcri illustrati (Portofranco, 2000); Tutto il ferro della torre Eiffel (Einaudi, 2002).

LibroMari_1.jpgMichele Mari, Cento poesie d’amore a LadyHawke,Einaudi, Milano 2007
Esordio poetico di uno dei migliori scrittori italiani in circolazione, questo libro è un concentrato di contraddizioni. Colto e citazionistico, ma immediato alla lettura, autobiografico e «vero» nei contenuti. Romantico e sentimentale nella tonalità di fondo, ma attraversato da un’ironia che si incastona negli snodi strutturali del libro, oltre che nelle sue pieghe più visibili. Testimonianza di un’ossessione privata, ma anche lucida analisi dei mostri che possono dominare la mente dell’uomo.
(www.einaudi.it)

NARRATIVA

Anna_D_Elia.jpgAnna D’Elia insegna Pedagogia dell’Arte all’Accademia di Belle Arti di Bari e Pedagogia Interculturale all’Università di Foggia. Pubblicista, narratrice e critica d’arte, ha pubblicato, tra l’altro: A scuola di città (a cura, 2000), Diario del Corpo (2002), Grafie del sé, Sguardo e raffigurazione (a cura, 2002). Per Meltemi ha pubblicato anche Fotografia come terapia (1999), Nello specchio dell’arte (2004), e il saggio La terza dimensione dello sguardo nel volume Transcodificazioni (2005) a cura di Paola Zaccaria.

LibroDElia.jpgAnna D’Elia , Per non voltare pagina Raccontare l’orrore, Meltemi, Roma 2006
All’orrore e al dolore si può e si deve rispondere, tenendo viva l’immaginazione e acquisendo un diverso sentire e nuove modalità di relazione con il mondo e con gli altri, tali da opporsi al senso comune, alla banalizzazione e alla passività crescenti. Alcuni eventi proposti dalla cronaca quotidiana vengono ripensati in queste pagine a partire dalle “risposte” di Francis Goya, Kate Kollwitz, Frida Kahlo, Vincent Van Gogh, Hanna Höch, Francis Bacon, Egon Schiele, Nan Goldin, Marina Abramovic, artisti che hanno trasformato in opere la sofferenza, aprendo a un diverso pensiero sui lati oscuri del mondo. L’arte come risposta all’orrore? Sì, ma a condizione che si ponga al servizio della vita come, dopo l’11 settembre, hanno dimostrato le numerose testimonianze di registi, scrittori, artisti che ci hanno aiutato ad elaborare e affrontare la paura. L’obiettivo è educare i sentimenti, combattere l’indifferenza, contrastare il senso di impotenza ed estraneità che spinge a voler dimenticare. E il metodo consiste nel rivedere stereotipi e strategie mediatiche che costruiscono le figure del diverso e del mostro o dell’eroe e del vincente; ripensare le narrazioni attraverso cui passano i modelli della bellezza e della bruttezza; evidenziare nuove configurazioni che possano restituire un’immagine più sfaccettata dell’umanità, nel rispetto di quanto è vulnerabile e caduco. Al centro delle vicende raccontate ci sono figli e genitori, allievi e insegnanti, che si muovono lungo una deriva per rivedere l’amore a partire dall’odio e il bene a partire dal male, in un intreccio continuo tra biografia e storia, fiction e realtà.
(www.meltemieditore.it)

TEATRO

cristina_comencini.jpgCristina Comencini, nata a Roma nel 1956, è regista e sceneggiatrice. Figlia del noto Luigi Comencini, ha collaborato a lungo con il padre come sceneggiatrice: in questa veste firma i televisivi “Il matrimonio di Caterina” (1982), “Cuore” (1984) e “La storia” (1986) ed il lungometraggio cinematografico “Buon Natale, Buon Anno” (1989). Dopo la laurea in Economia e Commercio, esordisce alla regia nel 1988 con “Zoo”, cui seguono “I divertimenti della vita privata” (1990), “La fine è nota” (1992, dal romanzo di Geoffrey Holliday Hall), “Matrimoni” (1998). Nel 1995 ha firmato la trasposizione cinematografica del best-seller di Susanna Tamaro “Va’ dove ti porta il cuore”. Dopo “Liberate i pesci” (2000) e “Il più bel giorno della mia vita” (2001) ha portato sullo schermo con successo il suo romanzo “La bestia nel cuore” nel 2005. La Comencini è anche una apprezzata scrittrice di romanzi. Fra gli altri sono da ricordare “Pagine strappate” (1991), “Passione di famiglia” (1994), “Il cappotto del turco” (1997) e “Matrioska” (2002)

LibroComencini.jpgCristina Comencini, Due partite, Feltrinelli, Milano 2006
Due partite è una conversation pièce, un testo che si legge come una sequenza di confidenze, un meraviglioso apologo sull’anima femminile. Anni sessanta, quattro donne giocano a carte in una casa. Ogni giovedì, da molti anni, si riuniscono per fare una partita, chiacchierare, passare il pomeriggio. Portano con sé le loro bambine che giocano nella stanza accanto. Nessuna di loro lavora, fanno le madri, le mogli, si conoscono da molto tempo. Una di loro è incinta del primo bambino. Durante il primo atto della commedia vediamo intrecciarsi le loro storie tra comicità ed emozioni, il tutto scandito dai primi dolori della partoriente: il tema più forte è quello della maternità, dei vari modi d’intenderla. E la fine del primo si chiude con una nascita: il palcoscenico deserto, le carte abbandonate sul tavolo verde, le voci trafelate delle donne fuoriscena.
Secondo atto oggi, quattro donne s’incontrano in un’altra casa, sono vestite di scuro. Si sono riunite dopo il funerale di una delle loro madri che si è suicidata. Capiamo che sono quelle bambine che nel primo atto giocavano nella stanza accanto. A poco a poco le colleghiamo una dopo l’altra alle madri. Qualche volta per rassomiglianza, qualche volta per assoluto contrasto. Due epoche, due modi di essere donne. Sono più felici queste donne, più realizzate? A tratti pare essersi spezzata una catena, meglio o peggio, chi lo sa? Inevitabile. Ma l’identità stessa femminile sembra a tutte loro qualcosa di indefinibile e perciò perennemente a rischio, oggi come ieri. Una specie di energia, di follia che non vuole farsi disarmare, che risorge sempre dalla morte per dare la vita.
(www.feltrinelli.it)

SAGGISTICA

Khaled_Fouad_Allam.jpgKhaled Fouad Allam nasce nel 1955 a Tlemcen in Alegeria da madre siriana e padre marocchino, dal 1994 insegna sociologia del mondo musulmano all’Università di Trieste e ha all’attivo la pubblicazioni di numerosi libri focalizzati particolarmente sull’approfondimento della religione islamica. Ha studiato diritto e sociologia politica, in Algeria (che ha lasciato una ventina d’anni fa) e in Francia. In Italia, dopo la laurea ed aver ottenuto la cittadinanza, si dedica all’insegnamento. Ha all’attivo la pubblicazioni di numerosi libri focalizzati particolarmente sull’approfondimento delle tematiche inerenti i rapporti tra mondo arabo-islamico ed occidente. Giornalista pubblicista, editorialista de La Repubblica. Nel 2006 è stato candidato nella lista dell’Ulivo alle elezioni politiche per la Camera dei deputati, dopo essersi avvicinato alla Margherita. È stato eletto deputato del Parlamento italiano nella circoscrizione Puglia. Negli ultimi anni ha scritto Islam, (con C. Lo Jacono, A. Ventura, a cura di G. Filoramo), Laterza, 1999; Il villaggio globale dell’Islam, Rizzoli, 2002; Lettera a un kamikaze, Rizzoli, 2004; La città multiculturale. Identità, diversità, pluralità, (con M. Martiniello e A.Topolini), EMI, 2004; Arabia, Rizzoli, 2005.

LibroFouadAllam.jpgKhaled Fouad Allam, La solitudine dell’Occidente, Milano, Rizzoli 2006
Il desiderio e il malessere che legano l’Islam all’Occidente nel racconto di vita di un musulmano in Italia. Non più scontro o crisi di civiltà, ma incontro delle diversità: è questo il passaggio cruciale di un Occidente che deve fare i conti con le proprie identità multiple e imparare a comprendere la complessità anziché combatterla. Khaled Fouad Allam, da sempre cittadino di due mondi, si pone alla confluenza tra queste identità e dal suo punto di osservazione privilegiato fa spaziare lo sguardo su luoghi ed eventi, sentimenti e umori dei nostri tempi: da Trieste a Qom, da Gerusalemme alle banlieues parigine, dalla rivoluzione iraniana del 1979 alla guerra in Iraq, dall’11 settembre al trionfo di Hamas nelle ultime elezioni palestinesi. La testimonianza diretta del proprio vissuto l’infanzia in Marocco, i viaggi, il lavoro di giornalista, docente e parlamentare in Italia si intreccia alla denuncia degli stereotipi e dei luoghi comuni che segnano la nostra comprensione di nodi problematici fondamentali quali la questione femminile; la separazione tra legge civile, morale e religiosa; l’uso ideologico dei concetti di gruppo etnico e comunità. “La questione per i musulmani oggi è come essere musulmani d’Occidente” osserva Fouad Allam, e mostra con il proprio esempio che la nostra cultura può essere rideclinata alla luce di una sensibilità e di un’esperienza provenienti dal mondo musulmano. Per questo riprende e interpreta con riferimenti culturali eclettici, tra cui lo scrittore nomade per eccellenza Bruce Chatwin, i poeti della classicità araba, la filosofia di Deridda e le armonie di Bach nozioni cardine del pensiero occidentale quali Europa, civiltà, téchne, progresso, multiculturalismo, integrazione, che oggi più che mai chiedono di essere riformulate. La sua prosa live, elegante e precisa disegna una mappa per la convivenza tra Islam e Occidente invitando l’etica, la politica e la riflessione filosofica di questi mondi a porsi in ascolto e in dialogo reciproco.
(www.rizzoli.rcslibri.corriere.it)

COMPONENTI DELLA GIURIA POPOLARE

Agusto Serena, neolaureata

Bellentani Alberto, studente

Calzolari Francesca, avvocato

Carlomagno Vincenzo, architetto

Carretti Patrizia, pensionata

Crimi Giuseppe, bancario

Fogliani Giulia, impiegata

Fuoco Michele, giornalista

Leporini Sabrina, docente

Mellace Maria, docente

Mignani Giampaolo, docente

Pincelli Tommaso, studente

Rizzo Silvia, docente

Rubbiani Patrizia, docente

Zini Maria Teresa, impiegata

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inserito dalla segreteria il 14 September 2007

comunicati stampa

: Conclusi i lavori per la Terza Edizione. Ancora attesa per la Poesia

Comunicato n.4/2007
Modena, 18 luglio 2007

In ritardo rispetto ai tempi previsti (30 giugno) si sono appena conclusi i lavori della Terza Edizione del Premio Alessandro Tassoni, la cui Giuria è composta da Gianni Cascone (scrittore), Nadia Cavalera (Presidente), Mario Lugli (vice sindaco di Modena), Francesco Muzzioli (docente universitario) e Mario Lunetta (scrittore, premiato nel 2006, per la Sezione B, alla carriera).
I risultati attengono solo alla Sezione B, dove la scelta era stata effettuata da tempo, e alla Sezione A, in relazione a Narrativa, Saggistica, Teatro.
Quanto alla Poesia, la Giuria infatti, al fine di meglio contribuire alla sua diffusione, ha introdotto in itinere una novità, non presente nel regolamento: la costituzione di una Giuria popolare.
Quest’anno dunque si è limitata ad indicare tra i libri concorrenti, tre Superfinalisti, che, a breve, saranno dati in lettura ad una Giuria, appositamente creata, di 15 componenti (liberi professionisti, studenti, docenti, impiegati, pensionati). Saranno i loro voti a settembre a stabilire il vincitore.
La cerimonia di premiazione è fissata per novembre, in data e luogo che verranno prontamente comunicati.

Sezione B

Franca Rame (honoris causa)

Sezione A, vincitori

Anna D’Elia, Per non voltare pagina, Meltemi, Roma 2006 (narrativa)
Khaled Fouad Allam, La solitudine dell’Occidente, Rizzoli, Milano 2006 (saggistica)
Cristina Comencini, Due partite, Feltrinelli, Milano 2006 (teatro)

Sezione A, superfinalisti (poesia)

Antonella Anedda, Dal balcone del corpo, Mondatori, Milano 2007
Ferruccio Brugnaro, Verranno i giorni, Campanotto, Pasian del Prato 2006
Michele Mari, Cento poesie d’amore a Ladyhawke, Einaudi , Torino 2006

inserito dalla segreteria il 18 July 2007

comunicati stampa

: Sezione A: 14 i libri finalisti per la Terza Edizione

Comunicato n.3/2007
Modena, 1 luglio 2007

Ecco l’elenco dei libri finalisti della terza edizione del Premio Alessandro Tassoni.

Tra questi libri, la Giuria, composta da Gianni Cascone (scrittore), Nadia Cavalera (Presidente), Mario Lugli (vice sindaco di Modena), Francesco Muzzioli (docente universitario), Mario Lunetta (vincitore della sez. B nel 2006), indicherà quanto prima tre vincitori, tra narrativa, saggistica e teatro. Per la poesia, invece, una novità in itinere: la Giuria si limiterà a proporre tre libri (vincitori solo in potenza) ad una Giuria popolare, che entro settembre esprimerà il proprio parere. Per la sezione poesia, vincerà quindi chi riceverà il maggior numero di voti.

La giuria popolare, costituita ad hoc in forma socialmente composita, per quest’anno, non avrà meno di 10 componenti, i cui nominativi saranno resi noti, a conclusione dei lavori.

La cerimonia di assegnazione, prevista a novembre, vedrà anche la premiazione di un autore honoris causa.

FINALISTI

1) Antonella Anedda, Dal balcone del corpo, Mondadori

2) Paolo Borsoni, Noi che volevamo apprestare il mondo alla gentilezza, Besa (poesia)

3) Ferruccio Brugnaro, Verranno i giorni, Campanotto (poesia)

4) Paola Caridi, Arabi Invisibili, Feltrinelli (saggistica)

5) Paolo Ciampi, Un nome, Giuntina (narrativa)

6) Diego Cimara, Genocidio turco degli armeni, Editing Edizioni (saggistica)

7) Tiziana Colusso, Il sanscrito del corpo, Fermenti (poesia)

8) Cristina Comencini, Due partite, Feltrinelli (teatro)

9) Anna D’Elia, Per non voltare pagina, Meltemi (narrativa)

10) Roberto Escobar, La libertà degli occhi, il Mulino (saggistica)

11) Khaled Fouad Allam, La solitudine dell’Occidente, Rizzoli (saggistica)

12) Michele Mari, Cento poesie d’amore a Ladyhawke, Einaudi (poesia)

13) Lamberto Pignotti, Favole minime, Empiria (narrativa)

14) Gaetano Savatteri, Gli uomini che non si voltano, Sellerio (narrativa)

inserito dalla segreteria il 1 July 2007

comunicati stampa

: Gazzetta di Modena, 13 giugno 2007

…selezionati tra i 111 ammessi al Premio Alessandro Tassoni . La Giuria, composta da…per tesi di laurea sul Tassoni e la sua attualità. La…che volevamo apprestare il mondo alla gentilezza…4) Tiziana Colusso Il sanscrito del corpo Fermenti…

13 giugno 2007 —   pagina 14 —   sezione: AGENDA E LETTERE

inserito dalla segreteria il 13 June 2007

rassegna stampa

: 25 i libri selezionati per la Terza Edizione

Comunicato n. 2/2007
Modena, 25 maggio 2007

Vengono resi noti, qui di seguito, per la Sezione A, i libri selezionati tra i 111 (non 110, per un tardivo ma valido inserimento), ammessi alla terza edizione del “Premio Alessandro Tassoni”.

La scelta è stata più lunga e laboriosa del previsto per l’alto numero di concorrenti e l’indubbio valore della maggior parte dei libri in concorso.

La Giuria del Premio, composta da Gianni Cascone, Nadia Cavalera (Presidente), Mario Lugli, Francesco Muzzioli, Mario Lunetta (vincitore della sez. B nel 2006), ha scelto tenendo presenti soprattutto i criteri di innovazione, l’impegno civile e politico, e/o la validità potenziale “per la costruzione di un mondo più giusto e democratico” (come da Regolamento).

Si lamenta ancora la mancanza di partecipazione alla sezione C, che prevedeva dei premi per tesi di laurea sul Tassoni e la sua attualità .

Appena possibile, l’elenco dei finalisti e quindi dei vincitori, che quest’anno, per una contingenza particolare, saranno più di due (per uno dei generi presi in considerazione, si prevede anche una giuria popolare).

Quanto alla Sezione B (honoris causa), la scelta della Giuria è stata già effettuata, ma il nominativo sarà comunicato, a conclusione dei lavori.

La cerimonia di premiazione rimane fissata per novembre, in data da definirsi.

Sezione A - Libri selezionati:

Poesia

1) Antonella Anedda, Dal balcone del corpo, Mondadori

2) Paolo Borsoni, Noi che volevamo apprestare il mondo alla gentilezza, Besa

3) Ferruccio Brugnaro, Verranno i giorni, Campanotto

4) Tiziana Colusso, Il sanscrito del corpo, Fermenti

5) Marcella Corsi, Distanze, Edizioni Archivi del ‘900

6) Luciana Gravina, Del silenzio e del sé, ArtEuropa

7) Oronzo Liuzzi, Pensieri in transito, Fermenti

8) Michele Mari, Cento poesie d’amore a Ladyhawke, Einaudi

9) Mario Verdone, Il viale dei ciliegi, Ibiskos

Narrativa

1) Franco Bastreghi, Uomini e sassi, Palomar

2) Paolo Ciampi, Un nome, Giuntina

3) Chiara Daino, La merca, Fara editore

4) Anna D’Elia, Per non voltare pagina, Meltemi

5) Mario Fortunato, I giorni innocenti della guerra, Bompiani

6) Lamberto Pignotti, Favole minime, Empiria

7) Gaetano Savatteri, Gli uomini che non si voltano, Sellerio

8) Giacomo Scotti (a cura), Racconti dalla Bosnia, Diabasis

Saggistica

1) Paola Caridi, Arabi Invisibili, Feltrinelli

2) Diego Cimara, Genocidio turco degli armeni, Editing Edizioni

3) Roberto Escobar, La libertà degli occhi, il Mulino

4) Khaled Fouad Allam, La solitudine dell’Occidente, Rizzoli

5) Bruno Manghi, Fare del Bene, Marsilio

6) Federica Pedriali, La farmacia degli incurabili, Longo

7) Wolfang Sachs e Tilman Santarius (a cura), Per un futuro equo, Feltrinelli

Teatro

1) Cristina Comencini, Due partite, Feltrinelli

inserito dalla segreteria il 25 May 2007

comunicati stampa

: 110 i libri in concorso per la Terza Edizione

Comunicato n. 1/2007
Modena, 12 aprile 2007

Ampia e qualificata la partecipazione alla terza edizione del “Premio Alessandro Tassoni”, conclusasi il 31 marzo.

127 sono i libri inviati, di cui 59 per la narrativa, 48 per la poesia, 19 per la saggistica, 1 per il teatro.

Dei 127, 64 sono stati spediti direttamente dalle case editrici, 63 dagli stessi autori (comprensivi di 2 autoproduzioni).

17 libri risultano fuori concorso per irregolarità varie (mancanza della firma, dati identificativi dell’autore o del libro non completi, data della pubblicazione non prevista dal regolamento).

Essendo il “Premio Alessandro Tassoni” solo per libri editi, sono automaticamente fuori concorso anche i testi inediti di 26 autori, ingannati probabilmente da qualche diffusione parziale del regolamento su siti web o riviste.

Ai primi di maggio saranno resi noti i libri selezionati tra i 110 in concorso.

inserito dalla segreteria il 12 April 2007

comunicati stampa

: Regolamento, 2007

Premio Alessandro Tassoni, Terza Edizione, Modena, Anno 2007

A CURA DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE LE AVANGUARDIE E DELLA RIVISTA BOLLETTARIO, IN COLLABORAZIONE CON IL COMUNE DI MODENA E LA BIBLIOTECA ESTENSE UNIVERSITARIA

CON IL PATROCINIO DELLA PROVINCIA DI MODENA, DELLA REGIONE EMILIA - ROMAGNA E DELL’ UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA
FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA

REGOLAMENTO

ART.1
Il Premio ammonta a € 5.000 e si articola in tre Sezioni: Sezione A (€ 2000), Sezione B (€ 2500), Sezione C (€ 500).
ART. 2
Sezione A: Due Premi, di € 1.000 ognuno, assegnati ad un’autrice e ad un autore (italiani o stranieri) per un’opera di poesia, narrativa, teatro o saggistica, che, in omaggio ideale al Tassoni, risulti innovativa, libertaria, pacifista, impegnata civilmente per la costruzione di un mondo più giusto e democratico. Saranno considerate solo le opere pubblicate dal giugno 2006 al marzo 2007. In mancanza dei requisiti richiesti, i premi possono non essere assegnati.
ART. 3
Sezione B: Premio di € 2.500 ad un’autrice o ad un autore, honoris causa.
ART. 4
Sezione C. Due Premi, di € 250 ognuno, per la tesi di Laurea di un laureando e di una laureanda, che sottolinei l’attualità  del Tassoni, in rapporto ad autori contemporanei.
ART. 5
L’autore premiato nella Sezione B entrerà  a far parte della Giuria, per l’edizione successiva.
ART. 6
La partecipazione al Premio è gratuita.
ART. 7
La Giuria del Premio è composta da: Gianni Cascone (via Fratelli Musi 3, 40129 Bologna); Nadia Cavalera (corso Canalchiaro 26, 41100 Modena); Mario Lugli (Assessorato alla Cultura del Comune, via Galaverna 8, 41100 Modena); Francesco Muzzioli (via G. Piazza 8, 00161 Roma); Mario Lunetta (via Accademia Platonica 12, 00147 Roma), vincitore della sez. B nel 2006. Presidenza onoraria: Giorgio Bà rberi Squarotti e Lea Vergine.
ART. 8
Le case editrici, gli autori interessati e i neolaureati dovranno far pervenire le loro opere (su cui va messa la dicitura “Per il Premio Alessandro Tassoni 2007″) direttamente ai componenti della Giuria, entro il 31 marzo (farà  fede il timbro postale). Solo nell’invio a Nadia Cavalera, va acclusa la lettera di partecipazione con l’autorizzazione all’uso dei dati personali. Una copia del libro, inoltre, va inviata anche al “Fondo Premio Alessandro Tassoni”, c/o la Biblioteca Estense Universitaria, largo s. Agostino, 337, 41100 Modena.
Per informazioni: tel. 3393473493 - premioalessandrotassoni@bollettario.it
ART. 9
I vincitori dovranno presenziare alla cerimonia di assegnazione che si terrà  a Modena in data e luogo che saranno tempestivamente comunicati. In caso di assenza, dopo accettazione scritta, avranno diritto al titolo del Premio, ma non al corrispettivo in denaro.
ART. 10
Il giudizio della Giuria, che sarà  reso pubblico entro il giugno 2007, è insindacabile e le opere presentate non verranno restituite.
ART. 11
La partecipazione al Premio comporta la totale accettazione del presente regolamento reso ufficiale dalla pubblicazione sul sito www.bollettario.it


inserito dalla segreteria il 8 March 2007

2007, Terza Edizione/ regolamento

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